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giovedì 18 ottobre 2001 11.49.29
Relazione sull'attività
svolta
Periodo: Settembre 1998 - Luglio 2000
Premessa: analisi territoriale
L’area urbana ZEN (Zona Espansione Nord), da qualche
anno denominata “San Filippo Neri”, fa parte del quartiere “Pallavicino” di
Palermo e rientra nella Settima Circoscrizione “Monte Gallo”, a cui appartengono
altri sobborghi periferici posti ai margini della città. Lo ZEN conta circa
25.000 abitanti, per lo più provenienti dal centro storico cittadino ed è a tutt’oggi suddiviso in due aree: ZEN1 e ZEN2. La prima, più antica, è stata
edificata intorno agli anni sessanta ed è stata abitata dagli sfollati del
vecchio centro storico di Palermo che avevano perso la casa in seguito al
terremoto che colpì la città nel 1968. Lo ZEN2 è stato edificato
successivamente, intorno alla fine degli anni ’70. Le due aree, seppur
confinanti, presentano sostanziali differenze per quanto concerne la tipologia
di residenti, l’edilizia urbana, la diffusione di attività commerciali e di
servizi territoriali. Lo ZEN1 risulta ormai quasi del tutto assegnato, mentre
allo ZEN2 vige ancora oggi una condizione di quasi totale abusivismo per quanto
riguarda sia le abitazioni sia i magazzini da adibire agli esercizi commerciali.
Lo ZEN1 è abitato per lo più da anziani, lo ZEN2 da giovani coppie e da famiglie
di recente costituzione con un elevato tasso di popolazione infantile. Lo ZEN1 è
costituito da palazzi di edilizia popolare assai elevati. La vita sociale e
commerciale di questa sub-area si sviluppa quasi totalmente intorno alla piazza
principale, di fronte la parrocchia “San Filippo Neri” che oggi dà il nome al
quartiere. Assai diffusi sono in quest’area i servizi territoriali pubblici:
scuola dell’obbligo, servizi sociali comunali e servizi sanitari.
Assai diversa appare, invece, la situazione dello ZEN2, nato dal progetto
dell’architetto Gregotti che intendeva ricostruire l’ambiente del centro storico
con i suoi vicoli e i suoi cortili. Ne è derivato, però, un insieme di
padiglioni, detti “insulae”, tutti uguali e anonimi, che invece di
favorire la socializzazione e i rapporti di buon vicinato hanno creato a volte
divisione e separazione. L’occupazione delle case, avvenuta prima che fossero
ultimate le opere di edilizia urbana, ha reso impossibile il completamento della
rete fognaria, idrica ed elettrica, compresa l’illuminazione pubblica. Le strade
sono state asfaltate solo negli ultimi anni, non esiste una piazza né un’area
verde attrezzata. Allo ZEN2, da qualche anno, si stanno diffondendo esercizi
commerciali e piccole imprese artigianali, il più delle volte improvvisate.
Oltre ai plessi della scuola dell’obbligo, c’è una totale assenza delle
istituzioni e una presenza massiccia di strutture di volontariato e del privato
sociale. La situazione complessiva dello ZEN è, comunque, migliorata in questo
ultimo decennio: non si tratta più di un quartiere dormitorio, ma di
un’area attrezzata in cui a poco a poco la popolazione locale sta acquisendo una
sua identità sociale. Nonostante ciò non si può certo affermare che tutti i
problemi siano stati risolti.
L'intero territorio è ancora oggi caratterizzato da una diffusa presenza della
criminalità organizzata, che vede spesso il coinvolgimento di minori riuniti in
piccole bande delinquenziali.
La popolazione
locale è caratterizzata da un basso livello di scolarizzazione: diversi sono gli
anziani analfabeti e, nonostante gli interventi dell’Osservatorio Provinciale
sulla dispersione scolastica del Provveditorato agli Studi, molti sono ancora
oggi gli adolescenti che non riescono a completare la scuola dell’obbligo. A ciò
si aggiunge una quasi totale assenza di qualificazione professionale, la
diffusione del lavoro precario, una mancanza di progettualità e di investimento
culturale. Da ciò deriva un elevato tasso di disoccupazione ed è proprio la
difficoltà di accesso nel mondo del lavoro che espone i minori ad un maggior
rischio di devianza e/o di coinvolgimento in attività criminose. In un contesto così caratterizzato si è ritenuto, pertanto, prioritario
realizzare interventi volti a migliorare la qualità della vita e favorire la
diffusione della cultura dell’istruzione e del lavoro.
Organizzazione
del servizio
Lo Sportello Informativo, promosso
nell’ambito dell’iniziativa comunitaria Youthstart (progetto “Davide
contro Golia”), è stato attivo dal mese di Settembre 1998 a Luglio 2000. Il
servizio, che si trova in via Gino zappa n.36, è aperto al pubblico ogni lunedì
e mercoledì dalle 15 alle 18 e ogni giovedì dalle 10 alle 13. Ad oggi si è
registrata un’affluenza di 806 utenti, le cui informazioni sono disponibili
presso una banca dati appositamente creata (V. grafici in allegato).
L’attività dello sportello è rivolta, in particolare, ai giovani, residenti nel
quartiere San Filippo Neri, sebbene costituisca un servizio disponibile a tutto
il territorio al di là dell’età degli utenti.
Lo Sportello Informativo persegue diverse finalità:
1)
scambio di informazioni relative
alle domande e alle offerte di lavoro;
2)
orientamento per la promozione
della ricerca attiva del lavoro e delle scelte scolastico-formative;
3)
consulenza su curriculum vitae, lettere di assunzioni, colloqui di lavoro,
iscrizione nelle liste di collocamento, ecc.;
4)
consultazione di periodici, quotidiani, gazzette ufficiali, siti Internet.
A tal fine sono messi in atto i seguenti strumenti operativi:
a)
servizio informazione (attività
vera e propria di sportello);
b)
colloqui di orientamento (scolastico-professionale);
c)
banca dati (schede utenti e
curriculum vitae) appositamente creata;
d)
contatti con aziende e datori di lavoro;
e)
consultazione di giornali,
quotidiani, bollettini e gazzette ufficiali per annunci di lavoro, bandi di
concorso e corsi di formazione professionale;
f)
collegamento con l’Ufficio di Collocamento;
g)
collegamento in rete con la banca dati dell’Agenzia Regionale per l’Impiego;
h)
collegamenti Internet per siti di
lavoro.
Équipe
1 Coordinatore:
coordina le
attività e il funzionamento del servizio, offre assistenza tecnica informatica,
presiede le riunioni periodiche di coordinamento.
1 Promotore:
svolge la
funzione di promuovere e pubblicizzare il servizio nel territorio locale,
affinché possano essere raggiunti anche i cosiddetti invisibili.
1 Ricercatore:
individua e recupera tutte
le informazioni necessarie per il corretto funzionamento del servizio.
1 Documentalista:
organizza
la struttura informativa del servizio in modo da rendere accessibili e
comprensibili le informazioni su materiale cartaceo o informatizzato.
1 Orientatore:
promuove la consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità, attivando i
processi di scelta in campo professionale e formativo e favorendo la ricerca
attiva del lavoro.
Ciascun componente dell’équipe, a turno, svolge anche la funzione di:
Informatore/Comunicatore:
ossia, colui che gestisce
il rapporto con il pubblico, trasmettendo le informazioni organizzate dal
ricercatore e dal documentalista.
Il lavoro di rete
territoriale
Di
fondamentale importanza è risultato il lavoro di rete territoriale. Non si
tratta di un’esperienza nuova all’interno del quartiere San Filippo Neri,
poiché da anni vi è un’integrazione delle strutture territoriali pubbliche e del
privato sociale che operano in sinergia.
All’inizio degli anni ’90 si è costituito un
coordinamento delle strutture di volontariato assai diffuse nel quartiere e che
sono riuscite a svolgere un intervento integrato con le strutture scolastiche e
sanitarie locali. Il lavoro di rete è proseguito negli anni e si è rafforzato a partire dal 1994
in seguito alla predisposizione all’interno del quartiere di servizi sociali
comunali. Nell’ambito del Progetto ZEN, un servizio del Comune di Palermo
“per interventi in favore di minori a rischio di coinvolgimento in attività
criminose” (legge 216/91), si è costituito il Servizio Integrazione a Rete delle
Risorse Territoriali che ha portato avanti in maniera meritevole l’azione
intrapresa dalle strutture di volontariato. Il progetto “Davide contro Golia”,
così come altre iniziative comunitarie e non, promosse all’interno del
quartiere, rappresenta piuttosto l’esito di tale processo di integrazione e il
risultato del lavoro di rete svolto in questo ultimo decennio.
Anche in quest’ottica è stato improntato,
pertanto, il lavoro dello Sportello Informativo. Si è proceduto innanzitutto ad
un’analisi dei bisogni e delle risorse territoriali, già in fase di
programmazione del servizio, e ad una pubblicizzazione e promozione dello
sportello, volta non solo ai diretti fruitori (giovani e abitanti del quartiere)
ma anche alle strutture territoriali pubbliche e del privato sociale al fine di
favorire la messa in atto di strategie di intervento integrato. Svariate
sono, infatti, le segnalazioni che ci provengono dai servizi (scolastici,
sociali e sanitari). Sono gli stessi operatori territoriali, soprattutto le
assistenti sociali comunali, che indirizzano le persone allo sportello per
trovare risposta ai loro bisogni occupazionali.
Successivamente all’intervento, i componenti dell’équipe dello sportello si
confrontano con gli operatori
territoriali,
titolari dei singoli casi, per un aggiornamento e un confronto reciproco.
Le metodologie di
intervento con i giovani svantaggiati
Lo stato di
disoccupazione che caratterizza la maggior parte dei giovani del quartiere
Z.E.N. costituisce una condizione di grave disagio e svantaggio sociale. Tenuto
conto, pertanto, della tipologia di utenti che accede allo sportello (giovani,
nonché adulti, svantaggiati) l’équipe di operatori ha cercato di individuare
possibili strategie e metodologie di intervento adeguate ai bisogni dell’utenza.
Lo sportello si configura già di per sé come servizio giovanile, improntato al
modello degli Informa Giovani diffusi ormai da anni nel centro e nel nord
d’Italia. Gli operatori coinvolti, inoltre, vantano una pluriennale esperienza
in campo sociale nell’ambito degli interventi in favore di adolescenti e giovani
di aree a rischio. Ciò ha costituito un fattore di facilitazione rispetto alle
strategie di approccio da adottare con i giovani svantaggiati utenti del
servizio.
Già in fase di programmazione, l’équipe ha ritenuto di fondamentale importanza
centrare l’attenzione sugli aspetti comunicativi e relazionali. L’organizzazione
stessa dello sportello è stata pensata proprio con l’obiettivo di ridurre al
minimo le barriere comunicative, rendendo accessibili a tutti le informazioni
disponibili, creando un’atmosfera amichevole e serena ed un clima di
disponibilità all’aiuto e all’ascolto, consentendo anche l’utilizzo autonomo
delle attrezzature per chi sia in grado di usarle e del materiale informativo in
dotazione dello sportello per chi ne faccia espressa richiesta. Gli operatori
sono, altresì, sempre pronti ad intervenire qualora risultasse necessario a
fronte di difficoltà o situazioni problematiche emergenti. Durante i colloqui,
che rappresentano la principale strategia di intervento al fine di rilevare i
bisogni e le risorse personali di chi accede al servizio, gli operatori si
astengono da ogni qualsivoglia “giudizio” nei confronti della persona che
“chiede aiuto”. Obiettivo dell’intervento non è, infatti, quello di trovare una
soluzione ai problemi dell’utente che possa soddisfare le aspettative
dell’operatore, quanto piuttosto quello di individuare insieme all’utente
strategie di soluzione autonoma del problema che soddisfi le esigenze della
persona. Tale approccio rappresenta il leit motiv del nostro intervento
sociale, affinché abbia una reale funzione orientativa e di educazione alle
scelte e sia volto alla promozione della persona, delle sue capacità e
potenzialità, secondo un modello di ricerca-azione che favorisca nel giovane
l’acquisizione della propria autonomia e della capacità di assunzione delle
proprie responsabilità.
Resoconto del lavoro del documentalista /
informatore
Il
documentalista è colui che organizza le informazioni in modo da renderle
facilmente fruibili agli utenti, tramite accesso alla banca dati (schede e
curriculum vitae) e materiale cartaceo (locandine e avvisi). Il documentalista
seleziona, pertanto, le informazioni che giungono allo sportello attraverso il
lavoro del ricercatore e le decodifica in un linguaggio semplice e accessibile a
tutti, individuando per ciascuna informazione alcuni dati ritenuti essenziali.
Ad esempio, di un annuncio di lavoro si mette in evidenza: la fonte (giornale,
gazzetta ufficiale, Internet, contatti diretti con aziende e datori di lavoro,
Ufficio di collocamento, ecc.), la data, la scadenza per la presentazione
dell’istanza e per l’autocandidatura, l’azienda, la sede di lavoro, la tipologia
del contratto (a tempo determinato o indeterminato, full time o part time,
ecc.), la mansione ricercata, i requisiti richiesti (titolo di studio, qualifica
professionale, specifiche conoscenze e competenze, ecc.). Il documentalista
predispone di conseguenza una locandina affissa in bacheca in modo che possa
essere fruibile a tutti. Le informazioni non rielaborate risultano, comunque,
disponibili a chi ne faccia esplicita richiesta e accessibili attraverso la
consultazione dei periodici e delle gazzette che si conservano in archivio. Come
ogni operatore, il documentarista unisce alla sua specifica funzione anche
quella di informatore/ comunicatore, ossia colui che ha il diretto contatto con
il pubblico. L’informatore ha il compito, innanzitutto, di compilare la
scheda utente per la raccolta dei dati (anagrafici, titolo di studio, qualifica
professionale, esperienze di lavoro, tipologia di richiesta, ecc.). La scheda
utente viene compilata la prima volta che l’utente accede al servizio, viene di
seguito inserita nella banca dati informatica e, di volta in volta, aggiornata
con successive informazioni. In tal modo, tutti gli operatori dello sportello,
nonostante il sistema di turnazione, hanno la possibilità di conoscere le
informazioni di base necessarie a indirizzare un colloquio in funzione delle
esigenze dell’utente. Successivamente alla compilazione della scheda, l’informatore trasmette le
informazioni che sono state organizzate dal documentalista in funzione della
richiesta avanzata dall’utente. È prevista, altresì, la possibilità
dell’auto-consultazione del materiale disponibile. Una volta al mese, infine, si
svolge una riunione di coordinamento in presenza del coordinatore che affianca
il lavoro degli operatori. L’incontro ha una funzione di verifica in itinere
del lavoro svolto ed offre la possibilità di un confronto reciproco per
l’individuazione di soluzioni a possibili problemi emergenti (nella gestione con
il pubblico e/o nella organizzazione del servizio).
Resoconto del
lavoro del promotore / informatore
Sin dall'apertura dello
sportello informativo sono state distribuite locandine al fine di pubblicizzare
il nuovo servizio. La distribuzione è avvenuta innanzitutto all’interno del
quartiere San Filippo Neri e, successivamente, nei quartieri limitrofi (Pallavicino,
Tommaso Natale, zona Viale Strasburgo, Cardillo). In ogni luogo è stata spiegata
la funzione dello sportello e i servizi offerti. Maggiore attenzione alla
promozione è stata data nei centri di aggregazione giovanili o per strada, nei
luoghi di aggregazione spontanea, parlandone direttamente con i giovani spesso
già conosciuti attraverso attività di animazione svolte nel passato. Nella
scuola media del quartiere sono state visitate tutte le sezioni delle terze
medie per promuovere lo sportello, realizzando con i docenti un lavoro di
sensibilizzazione con gli adolescenti che nell’anno corrente conseguiranno la
licenza media e che, nonostante la nuova riforma scolastica, non intendono
proseguire gli studi o perché ancora ignari dell’obbligatorietà del primo anno
di scuola superiore o per difficoltà economiche familiari che ostacolano il
proseguimento degli studi. Gli adolescenti sono stati invitati a recarsi presso
lo sportello per eventuali colloqui di orientamento volti a promuovere
un’educazione responsabile alle scelte. A tal fine è stata elaborata al computer
una locandina promozionale con cui si invitavano i ragazzi a recarsi allo
sportello, spiegando nel dettaglio i servizi offerti.
Resoconto del
lavoro del ricercatore / informatore
Ruolo del
ricercatore dello sportello informativo è quello di reperire le informazioni su
tutto quanto ruota attorno e dentro il mondo del lavoro e trasmetterle agli
altri operatori che a loro volta, vuoi in qualità di informatore, vuoi come
promotore o ancora nelle vesti di documentalista, hanno il compito di elaborarle
e veicolarle all'utenza cercando di fare incontrare il più possibile domanda e
offerta di lavoro. Ecco, dunque, la necessità di entrare in contatto con tutti
quei soggetti che sono deputati a tale compito e che, all'interno delle
istituzioni pubbliche e private, si occupano specificamente di questo mondo. I
primi contatti intrapresi nei primi mesi di attività dello sportello sono stati
con enti e istituzioni del settore pubblico come l'Agenzia Regionale per
l'impiego, l'Ufficio di collocamento e l'Ufficio provinciale del lavoro, le
Agenzie interinali presenti sul territorio locale, quali Adecco, Manpower e
Obiettivo Lavoro. Con queste ultime è stato immediatamente instaurato un
rapporto di interscambio, peraltro stabilitosi nel tempo, che ha consentito agli
operatori di inviare a queste strutture parte dell'utenza (in possesso di
specifiche qualifiche professionali) per presentare il proprio curriculum vitae
ed essere inseriti nelle loro banche dati per eventuali assunzioni o richieste
da parte delle aziende produttive.
A - Strumenti utilizzati
Per rendere
efficace l'attività è stato necessario utilizzare come strumento di lavoro il
contatto diretto con i responsabili dei vari enti pubblici e privati
con i quali sono stati fissati e mantenuti incontri settimanali. Questo al fine
di conoscere quali sono gli andamenti del mercato del lavoro e soprattutto le
offerte che, nei vari settori lavorativi, possono interessare gli utenti dello
sportello informativo. In qualche caso la relazione è proseguita telefonicamente
anche e soprattutto per abbreviare i tempi necessari ad acquisire quelle
informazioni più specifiche che richiedono immediatezza di trasmissione. Nel
corso dei diversi incontri ai vari soggetti, con i quali è stato stabilito il
contatto, è stato fornito materiale informativo relativo all'attività condotta
dallo sportello, in modo tale da potere costantemente aggiornare gli
interlocutori rispetto ai risultati ottenuti dal servizio in termini di sostegno
all’inserimento occupazionale. Gli stessi referenti si sono, successivamente,
messi in contatto con l'équipe di operatori comunicando eventuali offerte di
lavoro e consentendo di ricevere in tempo reale le informazioni utili. Per
quanto riguarda l'Agenzia Regionale per l'Impiego la relazione stabilita con i
responsabili ha consentito di avere accesso alla banca dati dell'agenzia,
strumento indispensabile per inserire i curriculum vitae degli utenti e
conoscere particolari offerte di lavoro da parte delle aziende pubbliche e
private.
B - Obiettivi
Gli
obiettivi che il ricercatore si prefigge di raggiungere sono quelli di riuscire
a creare una rete di contatti tale da potere coprire in modo abbastanza
soddisfacente i diversi campi lavorativi, che possono interessare chi si rivolge
allo sportello. Il fatto che l'utenza proveniente dallo ZEN abbia un grado di
istruzione medio basso ed esperienze di lavoro quasi sempre "non regolari"
comporta un maggiore impegno di ricerca. Da ciò si evince la necessità di
entrare ancora di più in contatto con aziende private che richiedono profili
professionali capaci di avvicinarsi quanto più possibile a queste esigenze. Un
lavoro di ricerca che proseguirà e si incentiverà nel corso dei prossimi mesi
mantenendo i contatti con le istituzioni pubbliche, ma anche sollecitando quelli
con le imprese del settore privato, facendo così in modo che la risposta degli
operatori dello sportello possa sufficientemente incontrare e soddisfare le
richieste degli utenti. Ciò non significa che si potrà dare certezze a chi cerca
lavoro, ma sicuramente consentirà di ampliare il panorama delle offerte ed
accrescere le opportunità nei diversi campi di interesse.
Resoconto del
lavoro dell’orientatore / informatore
Lo
Sportello Informativo è stato dotato di uno staff pluridisciplinare composto da
diverse figure professionali, tra cui quella dell'orientatore. Le motivazioni di
questa scelta sono da ricercare nel riconoscimento di utilità attribuito a
un'identità di ruolo giocata sul piano dell'educazione alle scelte e alla
progettualità e su quello del supporto ai processi decisionali, in un intervento
a carattere sociale volto a raggiungere un contesto socio-ambientale così
fortemente deprivilegiato, che però sta gradualmente avviando un processo di
riscatto, grazie al risveglio delle coscienze più sensibili e forti dal torpore
del clientelismo, dell'assistenzialismo e della marginalità socio-lavorativa.
Il pubblico che finora è affluito allo Sportello risulta estremamente eterogeneo
per età, meno vario per quel che concerne il concerto delle caratteristiche del
profilo socio-professionale (il basso livello scolastico e culturale di base;
la carenza qualitativa e quantitativa di professionalità qualificata e/o
specializzata; la marginalità economica; il disagio sociale; un immaginario
professionale e lavorativo limitato e fortemente stereotipato, altresì,
penalizzato dalla negazione di pari opportunità alle figure femminili, già nei
confronti della semplice istruzione e/o della formazione professionale;
esperienze professionali frammentarie e precarie, per lo più di lavoro nero;
l'ineducazione alla progettualità professionale, ecc.) e l'intensa gamma
degli stati d'animo e dei vissuti che si accompagna a un'identità sociale così
instabile (ansia, rabbia, disorientamento, frustrazione, depressione, ecc.). A parte una limitata fascia di diplomati, la maggior parte degli utenti non
possiede un titolo di istruzione secondaria e, all'interno di questo nutrito
gruppo, molti addirittura presentano casi di abbandono dell'obbligo scolastico
e, pertanto, mancano del semplice diploma di licenza media inferiore: un gruppo
sociale quantitativamente rilevante, dunque, al quale risulta negata la
possibilità di concorrere per la conquista di una buona fetta del credito
formativo e lavorativo messo in palio dal mondo del lavoro, dal momento che
molti percorsi di preparazione professionale, così come svariate opportunità
occupazionali, non sono concesse a chi è sprovvisto del diploma di scuola media
di II grado e, tanto più, del diploma di scuola dell'obbligo. La presenza di
un'utenza portatrice di un gap disfunzionale così importante ha messo in
luce, nel corso dell'esperienza maturata in più di un anno di attività di
Sportello, la necessità di intervenire potenziando la predisposizione di un
atteggiamento emotivo di umana comprensione e di accoglienza e con l'offerta di
un supporto ai processi decisionali, anche nel momento stesso dell'attività di
informazione. Il colloquio e l'assetto di counseling individuale sono le
modalità operative che finora l'orientatore ha privilegiato nello svolgimento
del suo lavoro, a scapito dell'utilizzo di alcuni strumenti diagnostici (di
valutazione della personalità, del potenziale individuale, dei vissuti legati
all'esperienza formativa e lavorativa, ecc.), per alcuni motivi che di seguito
si accennano:
1) innanzitutto, l'utilizzo di tali strumenti richiede una disponibilità autentica
e una forte motivazione dell'utente a intraprendere una pratica orientativa, e
questo non sempre accade nella pratica lavorativa dello Sportello;
2) dal momento
che la struttura si presenta al quartiere come un servizio di informazione, una
modalità operativa immediata e diretta quale quella del colloquio, che viene
vissuta in maniera più gestibile dall'utente, produce in quest'ultimo l'effetto
di non intimidirlo troppo, così come di non indurlo in roccaforti granitiche di
autodifesa e di resistenza, e offre all'operatore maggiori possibilità di
"aggancio relazionale".
Il clima
che si respira all'interno dello Sportello è volutamente dinamico, ma nel
contempo sereno, teso all'ascolto, propositivo, mai giudicante né tanto meno
direttivo, caratterizzato da un interesse vivo e da una disponibilità autentica
alla comprensione degli utenti nel vivo dei loro problemi di identità
professionale e di ricerca del lavoro, così come vengono vissuti e raccontati al
momento del colloquio. Le persone vengono inizialmente accolte e coinvolte in un
reciproco processo di conoscenza con gli operatori dello Sportello, che spiegano
sempre la tipologia di servizio offerto e il tipo di risposte che è possibile
reperire. Uno degli intenti che sta alla base di questa modalità operativa è
quello di non tralasciare nell'immaginario dell'utente delle zone d'ombra nella
formulazione dell'identità dello Sportello, che possano rappresentare l'humus
di aspettative infondate e fuorvianti che possano alimentare ulteriormente il
disagio sociale della persona e il senso di smarrimento nei confronti dei
complicati recessi di un mondo del lavoro che gli è consentito, al massimo, di
vivere solo ai margini. Dopo un primo momento di accoglienza, l'orientatore
promuove nell'utente la formulazione di una domanda, per poi procedere alla sua
decodifica e interpretazione, onde individuarne il bisogno che ne sta alla base.
Un bisogno che il più delle volte non attiene alla sfera del supporto
informativo, ma è piuttosto riconducibile a quella più articolata e complessa
del sostegno orientativo, o ancora a un concerto di esigenze che afferiscono ad
ambiti disciplinari differenti e richiedono pertanto l'intervento di specifici
servizi competenti. Nella
decodifica dei bisogni e nella valutazione dell'opportunità di un intervento
orientativo, l'orientatore tiene conto di alcuni fattori, primi fra tutti:
1) l'età
dell'interlocutore, non solo quella anagrafica, ma soprattutto quella interiore,
che attiene alla sfera dell'autopercezione (utenti adulti, ma in grado di
operare un processo di messa in discussione e di rimettersi in gioco
nell'investimento professionale, sono persone potenzialmente in grado di
affrontare una relazione d'aiuto a sfondo orientativo);
2) il
network dei contesti che entrano nella vita di relazione dell'utente, così
come quello delle risorse economiche e culturali a sua disposizione (un padre
di famiglia disoccupato che deve provvedere al sostentamento di cinque figli, di
cui quattro minorenni, della compagna di "fuitina" di uno dei figli, di una
suocera a carico e di una moglie che necessita di cure mediche è una persona nei
confronti della quale, a scapito di un sostegno orientativo, pur se pertinente,
bisogna prioritariamente attivare una rete di risorse in grado di offrirgli un
sostegno pratico e immediato e capace di produrre nel più breve tempo possibile
delle soluzioni sul piano dell’occupazione lavorativa).
Diversi sono
stati i casi in cui l'orientatore ha ravvisato un bisogno di orientamento negli
utenti, in relazione a più di una variabile (mancanza di progettualità, senso di
smarrimento, ricerca generalizzata di un lavoro qualsiasi e/o rifiuto quasi
incondizionato di svariate opportunità occupazionali, senza che queste siano
state messe in relazione con un potenziale professionale di investimento il più
delle volte carente e inadeguato ai requisiti di professionalità richiesti dal
mercato del lavoro), oltre che l'opportunità di un intervento di educazione alle
scelte e alla progettualità professionale mirato. In questi casi l'operatore ha
fatto ricorso, attraverso la tecnica della riformulazione, a un insieme
di stimoli e di spunti di riflessione tesi a centrare l'attenzione dell'utente
sul suo bisogno, perché quest'ultimo venisse sviluppato dall'interlocutore in
modo più consapevole e potesse, in tal senso, dare esito all'esplicitazione di
una domanda. Malgrado gli spunti offerti in questa direzione, alcune volte è
accaduto che gli utenti non abbiano voluto accogliere l'opportunità di
intraprendere un percorso di educazione alle scelte. Questo ha limitato,
pertanto, la portata della possibilità di un'azione orientativa, che è
innanzitutto un intervento che gioca sul campo della consapevolezza e richiede
agli utenti l'espressione di una volontà a intraprendere un percorso educativo
che li conduca ad operare un vaglio analitico della variabili che sono entrate
nella costruzione della loro esperienza di vita professionale, a metterne in
discussione e a riformularne i criteri di scelta. In questi casi, l'orientatore
ha scelto di predisporre un supporto informativo a carattere orientativo,
nel quale ha corredato il repertorio di informazioni, offerto agli utenti, di un
insieme di spunti di riflessione sull'utilità della progettazione di sé a medio
e a lungo termine, sulla possibilità di investire sulle proprie potenzialità e
di farle divenire risorse, sulla opportunità di intraprendere dei canali di
costruzione professionale, sulla possibilità di incidere positivamente sugli
eventi. A differenza di quello informativo, che non si avvale di una cadenza
temporale definita, il colloquio orientativo vero e proprio si è svolto
generalmente in tre-quattro incontri. Quest'ultimo è consistito in una relazione
d'aiuto, centrata sull'utente e sull'interesse a comprenderlo hic et nunc,
(cioè in relazione ai suoi bisogni e al modo in cui questi vengono avvertiti in
ordine al momento in cui egli si racconta). L'orientatore
ha avuto altresì modo di appurare come, in svariati casi, per gli utenti il
fatto di non sentirsi soli nel tentativo di ricerca abbia prodotto in
loro nel tempo un effetto catalizzante e rinvigorente, dal quale sono a volte
emersi gli elementi per avviare un confronto attivo con l'orientatore sul taglio
da dare alla formulazione di alcuni strumenti, divenendo quindi interpreti di un
ruolo più attivo in ordine alla risoluzione del loro problema occupazionale.
Addestramento
giovani
Dal mese di settembre ’99 si è dato avvio
all’addestramento di tre giovani residenti nel quartiere San Filippo Neri. Le
tre giovani, che a tutt’oggi collaborano nella gestione dello sportello
nonostante si sia conclusa l’iniziativa comunitaria, vengono seguite dagli
operatori dello sportello che hanno il compito di trasferire il loro know how rispetto alla gestione del servizio.
La fase di addestramento è avvenuta secondo un processo graduale: prima sono
state spiegate le finalità e l’organizzazione dello sportello, è stato
illustrato il lavoro quotidiano di ciascun operatore a cui le giovani sono
affiancate, fino a giungere progressivamente all’acquisizione di una maggiore
autonomia di azione da parte delle addestrande. Le tre giovani hanno dimostrato
fin dall’inizio una buona capacità di apprendimento: oggi sono in grado di
gestire autonomamente l’accoglienza dell’utenza, compilando la scheda di accesso
dopo un breve colloquio volto a rilevare i principali dati anagrafici della
persona e la tipologia di richiesta; offrono poi diversi servizi che vanno dalla
semplice consultazione del materiale cartaceo all’elaborazione di un curriculum
vitae o di una lettera di assunzione. Sono in grado di provvedere alla
documentazione e all’archiviazione del materiale informativo e hanno acquisito
un buon uso delle apparecchiature informatiche. Naturalmente, a seconda delle
richieste espresse dall’utenza, le giovani rinviano agli
operatori dello sportello per i casi più complessi che
richiedono colloqui professionali più approfonditi.
Corsi di alfabetizzazione informatica
Nel mese di settembre si è dato avvio al 1° corso di
alfabetizzazione informatica, rivolto ad un gruppo di 8 giovani residenti nel
quartiere. Il corso di 75 ore ha avuto come obiettivo quello di fare acquisire
le strumentalità di base nell’utilizzo delle apparecchiature informatiche,
capacità oggi sempre più richieste dal mercato del lavoro. Le lezioni si sono
svolte presso la sede dello sportello in orari diversi da quelli di apertura al
pubblico, ovvero ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 13.30. Il
corso, iniziato il 6 settembre, si è concluso l’8 ottobre. Successivamente ha avuto inizio il 2° corso di alfabetizzazione informatica,
sempre di 75 ore, rivolto ad un gruppo di 8 assistenti sociali del Comune di
Palermo che operano nel territorio. Le lezioni si sono svolte in orari
pomeridiani non coincidenti con l’apertura al pubblico, ovvero ogni martedì,
giovedì e venerdì dalle 17 alle 20 e si sono concluse il 9 dicembre scorso.
In ultimo, nel mese di gennaio 2000 ha avuto inizio il 3° corso di
alfabetizzazione informatica, rivolto ad un gruppo di 8 operatori del privato
sociale che operano nel quartiere. Le lezioni si sono svolte nella stessa sede e
nello stesso orario del corso precedente, ossia di pomeriggio, e si sono
concluse il 9 marzo scorso.
Palermo, 31.07.2000
Il Presidente
Silvio Genco